Franzopoli, la città dei buddaci che una volta chiamavamo Messina
martedì 15 luglio 2008

boccacucita.jpgPremesso che il calcio, in quanto unico scopo del nostro divertimento o della nostra vita, ci sembra una sostanziale perdita di tempo, non possiamo esimerci da esprimere un sarcastico "ben fatto!" alla Famiglia Franza, che ancora una volta fa quello che vuole del suo feudo. Messina, infatti, dice "addio" alla serie B. Basta ricorsi, basta con la certificazione dei contributi previdenziali, le beghe con le liberatorie dei giocatori, il deposito di bilanci. E poi questi tifosi...Basta!

I Franza purtroppo non sono gli Agnelli. Non hanno la cultura e lo spessore per fare i potenti amati e odiati. Il loro orizzonte si ferma al numero  dei piselli da introdurre negli arancini: "un pisello in meno in ogni arancino, in un anno fanno circa 100 Kg di piselli risparmiati!"...

Una cifretta. C'è sempre una cifretta alla base delle loro azioni, come se essere "imprenditore" possa consentire di dileggiare la città e i cittadini che hanno permesso a questa famiglia di traghettatori di diventare tra le più ricche d'Italia.

Il calcio a Messina, dunque, chiude i battenti dopo tre anni di serie A, con un prestigioso settimo posto e due retrocessioni (la prima venne pero' annullata a seguito di Calciopoli e il Messina venne ripescato in quanto fu mandata in B la Juventus). Lo scorso anno un campionato anonimo di serie B davanti a spalti deserti e adesso il disimpegno totale della famiglia Franza che aveva rilevato la societa' sei anni fa.

Eppure questo colpo di spugna non ha messo in moto alcun "risentimento". Persino i tifosi organizzati che hanno incontrato il sindaco Giuseppe Buzzanca e l'assessore Gianfranco Scoglio, a suo tempo stesore della proposta di project financing per lo sfruttamento commerciale delle aree del San Filippo e del Celeste, hanno evitato di farsi fotografare o di metterci la faccia, perché "non si sa mai"...Anzi hanno partorito  l'idea dell'azionariato popolare, una sorta di colletta ai "poveri" Franza: trentamila azioni da mille euro ciascuna. Un'ipotesi inverosimile visti i tempi scaduti per l'eventuale iscrizione. Ma si sa che i messinesi a parlare sono bravissimi, soprattutto col senno del poi.

L'idea che il calcio non interessi più di tanto i messinesi sarebbe anche una buona notizia, accompagnata da quella di sapere che qualche giornalista improvvisamente convinto di essere di serie A e di poter "incidere" sia tornato ai ranghi che gli spettano. Ma questa forma di indolenza, purtroppo, non è emancipazione. E' solo paura di dover prendere posizione contro gli intoccabili. Nessuno può alzare il dito, perché tutti, in qualche modo, devono dire grazie. E quelli che non hanno ottenuto nulla vivono comunque nella speranza che prima o poi, amici di amici di amici possano "sistemare" qualcuno o qualcosa.

Ripercorrere gli anni dell'ascesa calcistica dei Franza, che guarda caso ha segnato l'ascesa politica del socio Genovese, vuol dire descrivere la mappa del potere nella città dello Stretto: ma non facciamoli arrabbiare! Già ci hanno tolto il calcio, ci hanno vietato di traghettare di notte durante l'inverno, ci hanno impedito di costruire porticcioli e alberghi che non siano di loro gradimento, ci hanno imposto le loro aziende e il loro amici.

Non vogliamo restare soli! Viva Franza! Grazie Franza! Siamo certi che l'episodio "calcio" si perderà nella memoria, come l'episodio "basket" ... e noi tutti continueremo a traghettare felici, soprattutto se riusciremo a recuperare da qualche "amico" il ticket gratuito per raggiungere il continente!

Palmira Mancuso

 
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