E' morto il mimo Gerard Foucaux
lunedì 08 dicembre 2008

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Gérard Foucaux si è spento il 7 dicembre alle 12 e 35 all'età di 50 anni. 

Mimo, attore, saltimbanco, originario di Darnétal, paese della Normandia, da tanti anni Gérard viveva a Messina. Le sue esperienze artistiche vanno dalla strada al teatro passando per l’opera. Aveva studiato l’arte del clown alla scuola di circo di Annie Fratellini e il mimo con il maestro giapponese Ikuo. Dopo diversi anni in giro in Francia, ma anche in Germania, si è stabilito a Messina dove aveva anche fondato una scuola di mimo. Da circa una anno gli era stato diagnosticato un tumore.

I funerali si terranno martedì 9 alle ore 11 alla Chiesa del Carmine.

 

 

"Gérard sottolinea la necessità di allontanare la finzione in quanto fuga dalla realtà. I suoi gesti anche divertendoci ci portano a riflettere sulla condizione di estrema solitudine nella quale l'uomo vive e opera. Ma l'uomo di Foucaux non è rinunciatario né un vinto, bensì colui che è capace di affrontare la solitudine trovando in essa un messaggio di speranza, non a caso, il pubblico privilegiato da lui sono i bambini, simbolo di continuità della vita e di sconfitta della solitudine". (Pietro Rutelli)

Estratto da un'intervista di Eugenio Vanfiori a Gérard Foucaux (2006):

Quindi un clown "libero" che non lavora in un circo è più creativo?

«Sì, certo, poi devi sapere che il clown rappresenta degli atteggiamenti burleschi. Il clown in fin dei conti è quello che facciamo noi nella vita naturale. Allora, tu cammini per la strada prendi un palo in faccia, Bawn! Naturalmente tu prendi il palo non è che tu ridi, sarebbe il colmo, prima piangi, poi dopo forse dici che cavolo mi è successo, perché dipende come prendi il palo, se ti chiama qualcuno, in quel momento tu sei distratto, leggi il giornale, come a me è capitato, quindi fai ridere, scivoli su una pelle di banana, cosa molto antica, ma è più facile a Messina scivolare su una "merd" e arrivi con il culo per terra. Adesso stiamo ridendo, ma quando tu arrivi a terra non è che ridi tanto, ma c'è qualcuno che passa accanto: "Hee!Hee" che ride,- cretino!- Ma è normale che ride, perché sono le cadute. Allora sono delle cose che il pagliaccio in fin dei conti, ad esempio prende uno schiaffo scherzoso, anche se si dice gioco di mani gioco di villani, poi c'è quello brutto che ti dà una gran "tumpulata'nta faccia" (vigoroso schiaffo), i schiaffi finti, una pedata nel culo finta che fa ridere ma sono delle cose che quando prendi una pedata nel culo o uno schiaffo fanno male e quindi è strano. Il pagliaccio è strano, perché in fin dei conti fa ridere su delle cose brutte, cattive che fanno piangere. Quindi il pagliaccio è uno che è triste e alla fine , non per niente si deve truccare per essere non se stesso. Perché se era gioia, non c'era bisogno di truccarsi. Il trucco nasconde il pagliaccio, che fa ridere ma è triste»

Invece il mimo, com'è a differenza del pagliaccio?

«Il mimo ha qualcosa di più sensibile, perché come ho sempre detto una frase, non credo che l'avrò inventato jò, l'avrò sentita: il mimo rende visibile l'invisibile. Quindi quando tu lo fai, devi essere in un altro mondo veramente, quando fai lo specchio, non soltanto perché lo fai a livello di gesti, perché i gesti è la prima cosa, ma dopo la devi saper interpretare, e come una canzone, se tu canti una canzone, se tu la senti, non ti devi stupire che tu piangi o ridi mentre la canti, dipende dalla canzone. Quindi il mimo è la stessa cosa, la differenza sta che il mimo deve interpretare sia fisicamente che psicologicamente, quindi essere molto espressivi del viso come fanno alcuni cantanti, che entrano nella canzone. Quindi il mimo è quello che deve entrare dentro. La tua espressione. Tu non devi essere più te stesso. Tu reciti Pirandello, tu devi entrare nel personaggio, tu non devi essere Gerard Foucaux, te devi essere Pirandello, poi ritorni Gerard Foucaux.»

Quindi ognuno di noi ha una maschera?

«Certo, c'è gente che ha la maschera finta, brutta, traditrice, almeno il mimo, il clown ti fa capire. Io capisco quando le persone sono più o meno incazzate, per questo avvolte non mi fermo a parlare con le persone se ti dicono "ciao!", mi fermo perché ho già capito che non è il momento, non c'è bisogno che mi fai una gran espressione, e la mimica è questa, quello di capire. Il pagliaccio è il buffone , lo siamo tutti, siamo tutti mimi, siamo tutti cantanti, hai visto Sanremo?»

 
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