LETTERA APERTA "Radicali e Messina Senza Ponte: il nostro no distinti e distanti dai petulanti" PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedì 06 agosto 2009

 

pontegra.jpgRispondendo alla domanda “perché sei radicale” è possibile fornire sempre qualche esempio. Un radicale non porrebbe mai paletti ideoligici alla partecipazione a manifestazioni politiche o di protesta, piuttosto cercherebbe una reale condivisione dell’obiettivo da raggiungere. Radicale infatti, sebbene il regime partitocratico e la disinformazione lo abbiano utilizzato come aggettivo accanto a “sinistra”, come sinonimo di estremista, è un sostantivo che solo a capirne l’etimologia, spiega la natura della politica dell’intera galassia. Ovvero la radice, la sostanza delle cose.

L’elemento liberare è senza dubbio il dato differenziale tra compagni radicali e comunisti (ex, post, vetero etc etc). E senza andare lontano basta guardare alla prossima manifestazione NO PONTE, evento “cult” per i comunisti messinesi, che compiaciuti della ormai assodata presenza di una parte dell’opinione pubblica contraria al Ponte, cercano di mettere cappelli ideologici a battaglie che invece più sono condivise più sono condivisibili.

Ecco perché la partecipazione dei Radicali alla manifestazione NO PONTE dell’8 agosto non è una banale presenza numerica, ma un contributo di riflessioni, anche per quelli del “NO senza se e senza ma” che per un liberale non ha un grande valore.

Infatti, superando la polemica contro chi propone assemblee organizzative solo per verificare chi “può starci” e “chi no”, in base al vecchio clichè di una presunzione culturale illiberale, appunto, noi radicali ribadiamo alcuni elementi fondamentali per un serio argomentare sul Ponte, perché è necessario pensare a Messina come porta del Mediterraneo, senza che il cieco ambientalismo di regime rischi di mortificare la necessità di battersi contro il serio rischio di una eterna cantierizzazione della città.

Ponte si o ponte no il bussiness continua: progettisti, consulenti, politici, segretari, autisti, speculatori possono stare tranquilli. Il ponte ha più valore sulla carta e nei salotti della politica, e i lavori non inizieranno mai non perché a qualcuno interessi l'opinione dei messinesi che non lo vogliono, ma perché anche chi vuole il ponte ha interesse che proseguano le chiacchiere a pagamento piuttosto che un silenzioso rigore programmatico, che porterebbe prima o poi alla chiusura di un rubinetto aperto da mezzo secolo.

Condividiamo quindi l’esigenza di porre attenzione agli interrogativi sorti anche in seno al comitato tecnico scientifico per la verifica della fattibilità del Ponte, ribadiamo l’importanza di informare la cittadinanza e l’intera nazione sulle reali esigenze della nostra disgregata città, schiava dei tir e del traghettamento privato.

Noi vogliamo una MESSINA SENZA PONTE, che diventi realmente centrale nella nuova visione dello sviluppo dell’area euromediterranea, cercando soluzioni possibili che consentano una continuità territoriale con il continente che ci liberi dalla gestione privata di un servizio che deve essere pubblico per i cittadini.

La dismissione dei traghetti delle FS spaventa più del Ponte. Se questa manifestazione servirà a sensibilizzare i cittadini che bisogna comunque pensare ad una alternativa ai traghetti, noi ci saremo: distinti e distanti dai petulanti.

Palmira Mancuso e Saro Visicaro

 
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